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Programma educativo McKenzie: Parte A

DIAGNOSI E TERAPIA MECCANICA
PARTE A: LA COLONNA LOMBARE
OBIETTIVI DEL CORSO
Come indicato dal titolo, questo corso si focalizza sull’applicazione del Metodo McKenzie di Diagnosi e Terapia Meccanica per la Colonna Lombare. Ciascuna sezione principale del corso ha obiettivi educativi molto specifici. In generale, gli obiettivi di questo corso prevedono che voi possiate acquisire la conoscenza e le capacità di base da cui poter sviluppare le vostre specifiche abilità nell’applicare questi principi.
Partecipando con attenzione, questo corso fornirà ai partecipanti la conoscenza, le capacità e l’abilità per iniziare a:
1. Applicare in modo appropriato il Metodo McKenzie di Diagnosi e Terapia Meccanica ai pazienti con disturbi della colonna lombare.
2. Differenziare le sindromi McKenzie (derangement, dysfunction, postural) e altri disturbi vertebrali e fornire la strategia di gestione appropriata per ogni sindrome McKenzie.
3. Sapere quando è necessaria l’applicazione di forza esterna per influenzare i sintomi, utilizzando il concetto McKenzie di progressione delle forze.
4. Aiutare i pazienti a definire e ad applicare le strategie terapeutiche per raggiungere gli obiettivi del trattamento

Durata:4 giorni
Orario: 8.30 - 17.00
Costo:€ 435.00 +IVA 20% per fisioterapisti/ € 535.00 +IVA 20% per medici
Numero Partecipanti: minimo 40

1° GIORNATA
08.30 Registrazione.  Questionario
09.00 Introduzione e obiettivi del corso
09.30 Filosofia del trattamento - L'approccio McKenzie
Analisi del dolore – La guarigione dei tessuti
10.30 Intervallo
10.45 Le tre sindromi.
Definizioni: fenomeno della centralizzazione, shift laterale (lateral shift),
pratica - shift laterale (lateral shift)
11.45 Scheda di valutazione – La raccolta della storia
12.30 Intervallo
13.30 Scheda di valutazione - La valutazione clinica o esame obiettivo
14.30 1° Paziente
15.30 Intervallo
15.45 2° Paziente
16.45 Sommario della giornata.  Conclusione

2° GIORNATA
09.00 Analisi del paziente. La rivalutazione. Domande
09.30 Anatomia, biomeccanica, patologia
Video. La dinamica del disco intervertebrale.
10.30 Intervallo
10.45 Rivalutazione pazienti (2)
11.30 3° Paziente
12.30 Intervallo
13.30 Controindicazioni. I movimenti ripetuti di prova.
I principi di trattamento  Procedure
14.00 Trattamento derangement simmetrico
14.45  Trattamento derangement asimmetrico ed unilaterale
15.30 Intervallo
15.45 4° Paziente
16.45  Sommario della giornata.  Conclusione

3° GIORNATA
09.00 Discussione sui pazienti. Domande
09.30 Role Playing – Caso Clinico 1
10.00 Role Playing – Caso Clinico 2
10.45 Intervallo
11.00 Discussione caso clinico 1  e  2
11.50 Rivalutazione pazienti (2)
12.30 Intervallo
13.30 Trattamento del Derangement che risponde alla flessione, con video di caso  un caso clinico
14.30 5° Paziente
15.30 Intervallo
15.45 Rivalutazione pazienti (2)
16.30 Trattamento  sindrome posturale (postural syndrom)
16.45 Sommario della giornata.  Conclusione

4° GIORNATA
09.00 Discussione sui pazienti. Domande
09.30 Trattamento della sindrome di disfunzione(dysfunction)
Trattamento della radice nervosa aderente
10.30 Intervallo
10.45 Dolore cronico.  Interventi chirurgici .  Riposo a letto.  Corsetti.
Il concetto di profilassi.
11.15 Pratica : da seduti ed in piedi
12.00 Pratica : estensione da sdraiato (errore  comune)
12.30 Intervallo
13.30 Pratica : le procedure
14.30 Rivalutazione pazienti (5)
15.30 Intervallo
15.45 Pratica : le procedure
16.30 Questionario di valutazione
Sommario del corso.  Conclusione

INDICE
MODULO UNO:
INTRODUZIONE ED EPIDEMIOLOGIA
MODULO DUE: DOLORE E PROPRIETÀ DEL TESSUTO CONNETTIVO
MODULO TRE: DIAGNOSI MECCANICA, CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE DEI TERMINI
MODULO QUATTRO: STORIA ED ESAME FISICO
MODULO CINQUE: CONSIDERAZIONI ANATOMICHE COLLEGATE ALLA DIAGNOSI E TERAPIA MECCANICA (MDT)
MODULO SEI: VALUTAZIONE DELLE PRESENTAZIONI CLINICHE
MODULO SETTE: PROCEDURE DI TERAPIA MECCANICA
MODULO OTTO: PROCEDURE DI TERAPIA MECCANICA, PRATICA
MODULO NOVE: GESTIONE DELLA SINDROME DA DERANGEMENT
MODULO DIECI: GESTIONE DELLA SINDROME DYSFUNCTION
MODULO UNDICI: GESTIONE DELLA SINDROME POSTURAL
MODULO DODICI: VISITE DI CONTROLLO
MODULO TREDICI
APPENDICE:
CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONI OPERATIVE
BIBLIOGRAFIA: LETTERATURA RILEVANTE PER IL METODO MCKENZIE



MODULO UNO
INTRODUZIONE ED EPIDEMIOLOGIA
OBIETTIVI

Con tempo e pratica adeguati, i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Comprendere le principali caratteristiche del Metodo McKenzie di Diagnosi e Terapia Meccanica e metterlo in paragone con gli altri approcci di gestione.
2. Conoscere i principali fattori epidemiologici associati al mal di schiena.
3. Sapere i fattori di rischio e prognostici correlati al mal di schiena.

BIBLIOGRAFIA:

Adams MA, Mannion AF, Dolan P (1999). Personal risk factors for first-time low back pain. Spine 24.2497-2505.
Bombardier C, Kerr MS, Shannon HS, Frank JW (1994). A guide to interpreting epidemiologic studies on the etiology of back pain. Spine 19.2047S-2056S.
Bongers PM, de Winter CR, Kompier MAJ, Hildebrandt VH (1993). Psychosocial factors at work and musculoskeletal disease. Scand J Work Environ Health 19.297-312.
Burdorf A (1992). Exposure assessment of risk factors for disorders of the back in occupational epidemiology. Scand J Work Environ Health 18.1-9.
Burdorf A, Sorock G (1997). Positive and negative evidence of risk factors for back disorders. Scand J Work Environ Health 23.243-256.
Frank JW, Kerr MS, Brooker AS et al (1996). Disability resulting from occupational low back pain. Part 1: What do we know about primary prevention? A review of the scientific evidence on prevention before disability begins. Spine 21.2908-2917.
Hoogendoorn WE, van Poppel MNM, Bongers PM, Koes BW, Bouter LM (1999). Physical load during work and leisure time as risk factors for back pain. Scand J Work Environ Health 25.387-403.
Hoogendoorn WE, van Poppel MNM, Bongers PM, Koes BW, Bouter LM (2000). Systematic review of psychosocial factors at work and private life as risk factors for back pain. Spine 25.2114-2125.
Linton SJ (2000). A review of psychological risk factors in back and neck pain. Spine 25.1148-1156.
Mannion AF, Dolan P, Adams MA (1996). Psychological questionnaires: Do “abnormal” scores precede or follow first-time low back pain? Spine 21.2603-2611.
Pincus T, Burton AK, Vogel S, Field AP (2002). A systematic review of psychological factors as predictors of chronicity/disability in prospective cohorts of low back pain. Spine 27.E109-E120.
Vlaeyen JWS, Linton SJ (2000). Fear-avoidance and its consequences in chronic musculoskeletal pain: a state of the art. Pain 85.317-332.
Winkel J, Mathiassen SE (1994). Assessment of physical work load in epidemiologic studies: concepts, issues and operational considerations. Ergonomics 37.979-988.


MODULO DUE
DOLORE E PROPIETÀ DEL TESSUTO CONNETTIVO
OBIETTIVI

Con tempo e pratica sufficienti, i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Identificare le strutture della colonna lombare che hanno una innervazione nocicettiva.
2. Descrivere e differenziare il dolore chimico e quello meccanico.
3. Identificare le diverse fasi della guarigione tissutale e comprendere la loro rilevanza clinica.


Bibliografia:

Barlow Y, Willoughby J (1992). Pathophysiology of soft tissue repair. Br Med Bull 48.698-711. Bogduk N (1993). The anatomy and physiology of nociception. In: Eds Crosbie J, McConnell J. Key Issues in Musculoskeletal Physiotherapy. Butterworth-Heineman, Oxford. Bogduk N (1994). Innervation, pain patterns, and mechanism of pain production. In: Eds. Twomey LT, Taylor JR. Physical Therapy of the Low Back. Churchill Livingstone, New York.
Carrico TJ, Mehrhof AI, Cohen IK (1984). Biology of wound healing. Surg Clinics Nth Am 64.721-733.
Cousins M (1994). Acute and postoperative pain. In: Eds. Wall PD, Melzack R. Textbook of Pain (3rd Ed). Churchill Livingstone, Edinburgh.
Enwemeka CS (1989). Inflammation, cellularity, and fibrillogenesis in regenerating tendon: implications for tendon rehabilitation. Physical Therapy 69.816-825. Evans P (1980). The healing process at cellular level: a review. Physiotherapy 66.256-259.
Evans RB (1989). Clinical application of controlled stress to the healing extensor tendon: a review of 112 cases. Physical Therapy 69.1041-1049.
Hardy MA (1989). The biology of scar formation. Physical Therapy 69.1014-1024.
Kuslich SD, Ulstrom CL, Michael CJ (1991). The tissue origin of low back pain and sciatica: A report of pain response to tissue stimulation during operations on the lumbar spine using local anaesthesia. Orth Clin Nth Am 22.181-187.
Rankine JJ, Fortune DG, Hutchinson CE, Hughes DG, Main CJ (1998). Pain drawings in the assessment of nerve root compression: A comparative study with lumbar spine magnetic resonance imaging. Spine 23.1668-1676.
Schwarzer AC, Aprill CN, Derby R, Fortin J, Kine G, Bogduk N (1994). The relative contributions of the disc and zygapophyseal joint in chronic low back pain. Spine 19.801-806.
Schwarzer AC, Aprill CN, Derby R, Fortin J, Kine G, Bogduk N (1995). The prevalence and clinical features of internal disc disruption in patients with chronic low back pain. Spine 20.1878-1883.
Schwarzer AC, Aprill CN, Derby R, Fortin J, Kine G, Bogduk N (1994). Clinical features of patients with pain stemming from the lumbar zygapophyseal joints. Is the lumbar facet syndrome a clinical entity? Spine 19.1132-1137.
Schwarzer AC, Aprill CN, Bogduk N (1995a). The sacroiliac joint in chronic low back pain. Spine 20.1.31-37.
Smyth MJ, Wright V (1958). Sciatica and the intervertebral disc. An experimental study. JBJS 40A.1401-1418.


MODULO TRE
DIAGNOSI MECCANICA: CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE DEI TERMINI
OBIETTIVI

Con tempo e pratica adeguati, i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Identificare e discutere le contro indicazioni alla MDT;
2. Descrivere e differenziare le sindromi da derangement, dysfunction, postural;
3. Differenziare le sindromi McKenzie da altri disturbi della colonna;
4. Descrivere il termine Fenomeno della Centralization e discutere della sua rilevanza clinica;
5. descrivere il termine Lateral Shift e comprendere quando è clinicamente rilevante.


MODULO QUATTRO
STORIA ED ESAME FISICO
OBIETTIVI

Con tempo e pratica sufficienti, i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi :

1. Comprendere gli scopi della raccolta della storia
2. Comprendere le componenti della Raccolta della Storia della valutazione McKenzie, e descrivere la rilevanza clinica di ognuna
3. Comprendere le strategie efficaci per porre le domane al paziente e riuscire ad interpretare le risposte fornite
4. Comprendere gli scopi dell’esame fisico
5. Comprendere le componenti della sezione esame fisico della valutazione lombare McKenzie e descrivere la rilevanza clinica di ognuna
6. Definire ed applicare i termini appropriati utilizzati nella scheda di valutazione lombare McKenzie
7. Completare accuratamente la scheda di valutazione Lombare McKenzie.


MODULO CINQUE
CONSIDERAZIONI ANATOMICHE IN RIFERIMENTO ALLA DIAGNOSI E TERAPIA MECCANICA (MDT)
OBIETTIVI

Con tempo e pratica sufficienti, i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Descrivere la struttura, la funzione e la biomeccanica del disco intervertebrale.
2. Descrivere gli aspetti biomeccanici chiave della colonna lombare
3. Descrivere e spiegare il significato clinico delle variazioni diurne del disco, della nutrizione del disco, e delle modificazioni del disco con l’invecchiamento.
4. Descrivere il significato clinico della Deformazione (Creep).
5. Descrivere e differenziare le fasi della degenerazione del disco.
6. Collegare le fasi della degenerazione alle presentazioni cliniche.


Bibliografia:

Adams MA (1994). Biomechanics of the lumbar motion segment. In: Grieve’s Modern Manual Therapy. (2nd Ed). Eds. Boyling JD, Palastanga N. Churchill Livingstone, Edinburgh.
Beattie PF, Brooks WM, Rothstein JM et al (1994). Effect of lordosis on the position of the nucleus pulposus in supine subjects. A study using MRI. Spine 19.2096-2102.
Beattie PF, Meyers SP, Stratford P, Millard RW, Hollenberg GM (2000). Associations between patient report of symptoms and the anatomic impairment visible on lumbar magnetic resonance imaging. Spine 25.819-828.
Bogduk N (1997). Clinical Anatomy of the Lumbar Spine and Sacrum. (3rd ed). Churchill Livingstone, New York.
Brault JS, Driscoll DM, Laakso LL et al (1997). Quantification of lumbar intradiscal deformation during flexion and extension, by mathematical analysis of MRI pixel intensity profiles. Spine 22.2066-2072.
Brismar H, Vucetic N, Svensson O (1996). Pain patterns in lumbar disc hernia. Drawings compared to surgical findings in 159 patients. Acta Orthop Scand 67.470-472.
Edmondston SJ, Song S, Bricknell RV et al (2000). MRI evaluation of lumbar spine flexion and extension in asymptomatic individuals. Manual Therapy 5.158-164.
Edwards WT, Ordway MS, Zheng Y, McCullen G, Han Z, Yuan H (2001). Peak Stresses Observed in the Posterior Annulus. Spine 26.1753-1759.
Fennell AJ, Jones AP, Hukins DWL (1996). Migration of the nucleus pulposus within the intervertebral disc during flexion and extension of the spine. Spine 21.2753-2757.
Jonsson B, Stromqvist B (1996b). Clinical appearance of contained and noncontained lumbar dsic herniations. J Spinal Disorders 9.32-38.
Jonsson B, Johnsson R, Stromqvist B (1998). Contained and noncontained lumbar disc herniation in the same patient. Two case reports. Spine 23.277-280.
Krag MH, Seroussi RE, Wilder DG, Pope MH (1987). Internal displacement distribution from in vitro loading of human thoracic and lumbar spinal motion segments: Experimental results and theoretical predictions. Spine 12.1001-1007.
Kramer J (1990). Intervertebral Disk Diseases. Causes, Diagnosis, Treatment and Prophylaxis. (2nd Ed.) Thieme Medical Publishers, New York.
McKenzie RA (1981). The Lumbar Spine. Mechanical Diagnosis and Therapy. Spinal Publications, New Zealand.
Olive J, Middleditch A (1991). Functional Anatomy of the Spine. Butterworth-Heinemann, Oxford.
Pople IK, Griffith HB (1994). Prediction of an extruded fragment in lumbar disc patients from clinical presentations. Spine 19.156-158.
Schnebel BE, Simmons JW, Chowning J, Davidson R (1988). A digitizing technique for the study of movement of intradiscal dye in response to flexion and extension of the lumbar spine. Spine 13.309-312.
Shah JS, Hampson WGJ, Jayson MIV (1978). The distribution of surface strain in the cadaveric lumbar spine. JBJS 60B.246-251.
Shepperd JAN, Rand C, Knight G, Wetheral G (1990). Patterns of internal disc dynamic, cadaver motion studies. Orthop Trans 14.321.
Shepperd J (1995). In vitro study of segmental motion in the lumbar spine. JBJS 77B.Supp2.161.
Uden A, Landin LA (1987). Pain drawing and myelography in sciatic pain. Clin Orth & Rel Res 216. 124-130.
Vucetic N, Maattanen H, Svensson O (1995). Pain and pathology in lumbar disc hernia. Clin Orth & Rel Res 320.65-72.


MODULO SEI
VALUTAZIONE DELLE PRESENTAZIONI CLINICHE
OBIETTIVI

Con tempo e pratica adeguati, i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Discutere le presentazioni sintomatiche e meccaniche ottenute durante la valutazione.
2. Descrivere le presentazioni meccanica e sintomatica del paziente con sindrome da derangement, da disfunzione (Dysfunction) e da postura (Postural Syndrome).
3. Discutere le presentazioni sintomatiche e meccaniche di altri condizioni spinali.
4. Discutere i principi della gestione delle 3 sindromi.


MODULO SETTE
PROCEDURE DI TERAPIA MECCANICA
OBIETTIVI

Con tempo e pratica adeguati i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Comprendere e spiegare la progressione di forze usata nell’approccio McKenzie.
2. Comprendere e spiegare l’uso delle forze alternative utilizzate nell’approccio McKenzie.
3. Discutere le differenze tra le procedure di auto trattamento lombari dalle tecniche del clinico.
4. Discutere e valutare i risultati ottenuti con le procedure di auto trattamento e le tecniche del clinico nel trattamento delle tre sindromi McKenzie.


MODULO OTTO
PROCEDURE DI TERAPIA MECCANICA: SESSIONE PRATICA
OBIETTIVI

Con tempo/pratica adeguati i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Valutare la postura e la limitazione del movimento
2. Dimostrare la capacità di effettuare i movimenti ripetuti e le prove statiche della colonna lombare
3. Eseguire ed insegnare le procedure di auto trattamento per la colonna lombare
4. Applicare le procedure del clinico di sovrapressione alla estensione da prono, la mobilizzazione in estensione e la correzione manuale dello shift laterale.


MODULO NOVE
TRATTAMENTO DELLA SINDROME DA DERANGEMENT
OBIETTIVI

Con tempo/pratica adeguati i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi

1. Comprendere e spiegare le quattro fasi della gestione del derangement
2. Descriver i principi essenziali della gestione del derangement
3. Descrivere le indicazioni per la “progressione delle forze” richiesti nella gestione della sindrome da derangement
4. Discutere gli specifici percorsi di gestione per le tre sotto classificazioni del derangement – Sintomi simmetrici / bilaterali, unilaterali asimmetrici sino al ginocchio, unilaterali asimmetrici sotto al ginocchio


MODULO DIECI
TRATTAMENTO DELLA SINDROME DA DISFUNZIONE (dysfunction)
OBIETTIVI

Con tempo/pratica adeguati i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Descrivere e spiegare la gestione della disfunzione (dysfunction)
2. Capire il ruolo essenziale dell’auto trattamento e della responsabilità del paziente nel raggiungimento di un risultato appropriato della gestione
3. Progettare un programma di gestione tipico, che comprenda sia una componente educativa che una di trattamento meccanico attivo
4. Comprendere i segni clinici della radice nervosa aderente e progettare un programma individualizzato di gestione per questo tipo di disfunzione (dysfunction).


MODULO UNDICI
TRATTAMENTO DELLA SINDROME DA POSTURA (POSTURAL SYNDROME)
OBIETTIVI

Con tempo e pratica sufficienti i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Comprendere la gestione della sindrome da postura (Postural Sindrome)
2. Capire il ruolo essenziale dell’auto trattamento e della responsabilità del paziente nel raggiungimento di un risultato appropriato del trattamento
3. Progettare un programma di trattamento tipico che comprenda l’educazione del paziente rispetto a: associare il dolore con il mantenimento delle posture, correzione della postura ed evitare le posizioni provocative.


MODULO DODICI
VALUTAZIONI DI CONTROLLO
OBIETTIVI

Con tempo/pratica sufficienti i partecipanti saranno in grado di raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Conoscere gli indicatori utilizzati per valutare le modificazioni dei sintomi del paziente
2. Capire il processo di revisione utilizzato per confermare la diagnosi del paziente
3. Valutare le risposte al programma di trattamento, monitorare il miglioramento nell’ottica degli obiettivi del trattamento, inserire le necessarie modifiche per raggiungere gli obiettivi.


MODULO TREDICI
RECIDIVE E PREVENZIONE
OBIETTIVI

Con tempo/pratica adeguati i partecipanti potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

1. Comprendere i fattori che predispongono il paziente a nuove recidive di mal di schiena
2. Applicare il concetto di profilassi
3. Comprendere il ruolo dell’auto trattamento e della responsabilità del paziente per una prevenzione efficace
4. Progetta un programma di prevenzione specifico per ognuna delle tre sindromi McKenzie


BIBLIOGRAFIA

LETTERATURA RILEVANTE PER L’APPROCCIO McKENZIE

Gli articoli sono raggruppati in base al tipo di studio:

1. Linee Guide: linee guide nazionali e internazionali che comprendono il Metodo McKenzie
2. Revisioni Sistematiche: queste revisioni usano metodologie, chiaramente definite, per la ricerca della letteratura; criteri espliciti per valutare gli studi esaminati; e metodologie validate per l’analisi degli studi. Prendono in esame solo studi randomizzati controllati (randomised controlled trials), RCT, e sono considerate, nella visione della medicina basata sull’evidenza, la forma più forte di evidenza per giudicare gli interventi sanitari. In questa sezione vi sono solo revisioni sistematiche di specifici interventi, altre revisioni sistematiche sono incluse nelle sezioni attinenti.
3. Revisioni: questi studi presentano gli aspetti dei trattamenti. Dato che utilizzano dati incompleti, analisi dei dati soggettive, e metodi non definiti di analisi, non sono considerate scientificamente valide.
4. Studi sperimentali: sono studi di ricerca su un gruppo di pazienti trattato con un particolare approccio. I pazienti possono essere indirizzati in maniera casuale (random) a due tipi di trattamento, può esserci un gruppo di controllo, oppure può esserci solo un gruppo di pazienti seguito con un solo trattamento. La forma più forte di evidenza nella ricerca sono gli RCT. Non tutti questi studi sono stati presi in considerazione per le revisioni sitematiche. Sono inclusi studi che hanno utilizzato l’approccio McKenzie o esercizi di estensione/flessione.
5. Centralizzazione (Centralisation): sono articoli di ricerca che evidenziano il valore prognostico della centralizzazione (Centralisation); la maggior parte sono riferiti alla colonna lombare.
6. Valutazione dell’approccio McKenzie: sono studi di ricerca che studiano in maniera retrospettiva serie di pazienti che sono stati trattati con il metodo McKenzie; sono mirate a diversi aspetti relativi alla prognosi e al risultato funzionale. Vi sono anche compresi studi generali sull’uso della fisioterapia che comprende anche l’utilizzo del metodo McKenzie.
7. Studi sulle procedure di valutazione, test&tecniche: sono studi di ricerca sulla affidabilità e validità della valutazione McKenzie. Vi sono anche articoli rispetto alla classificazione del dolore rachideo e la descrizione di alcune tecniche.
8. Studi anatomici & fisiologici: studi in vitro e dal vivo che analizzano gli effetti dei diversi carichi meccanici. Ad esempio, studi su posture diverse, gli effetti della flessione/estensione sul materiale discale, studi provocativi ecc.
9. Descrizione del metodo McKenzie: materiale originale scritto da McKenzie e da altri autori che descrive le metodolgie di valutazione e trattamento per la colonna cervicale, dorsale e lombare.
10. Articoli di discussione: articoli in cui viene presentata una analisi didattica di alcuni aspetti della gestione della colonna, rilevanti per l’approccio McKenzie.

* Indica un articolo di particolare rilevanza per la diagnosi e terapia meccanica.


COLONNA LOMBARE

LINEE GUIDE

American College of Occupation and Environmental Medicine (2005). Exercise and Manipulative Therapies for Treatment of Acute and Subacute Low Back Pain. Il metodo McKenzie è raccomandato come un sistema di trattamento basato sulla classificazione e sono presentati alcuni aspetti di evidenza rilevante.
Danish Health Technology Assessment (1999). Low-Back Pain. Frequency, Management and Prevention from as HTA perspective. Il metodo McKenzie è incluso nell’elenco dei trattamenti che possono essere raccomandati. Conclude che esiste una evidenza limitata a supporto dell’efficacia di trattamento per il LBP sia in fase acuta che cronica; mentre esiste una evidenza moderata a sostegno dell’efficacia come strumento diagnostico e indicatore prognostico.

REVISIONE SISYEMATICHE

Aina A, May S, Clare H. The centralization phenomenon of spinal symptoms – a systematic review. Manual Therapy 9.134-143,2004. Una revisione sistematica di 14 studi nella centralizzazione (centralisation). Indice di prevalenza 70% in 731 pazienti con LBP sub-acuto e 52% in 325 pazienti cronici. Centralizzazione (Centralisation) è valutata con affidabilità (valori kappa 0.51 a 1.0). Centralizzazione (Centralisation) è associata in modo consistente con risultati buoni, e la mancata centralizzazione è indice di un risultato scarso. Questi risultati sono confermati da studi di alta qualità.
* Clare HA, Adams R, Maher CG (2004). A systematic review of efficacy of McKenzie therapy for spinal pain. Aus J Physio 50.209-216. Una revisione sistematica di 5 studi sperimentali ritenuti in grado di valutare veramente il metodo McKenzie con I dati assemblati, dimostrando maggior riduzione nel dolore (8.6 su una scala di 100) e maggior riduzione nella disabilità (5.4 su una scala di100) comparato a breve termine (meno di 3 mesi). Da 3 a 12 mesi i risultati non sono chiari.
* Cook C, Hegedus EJ, Ramey K (2005). Physical therapy exercise intervention based on classification using the patient response method: a systematic review of the literature. J Man & Manip Thera 13: 152-162. Questa è l’unica revisione ad includere solo gli studi sperimentali nei quali soltanto l’esercizio per LBP è usato, dove i pazienti erano classificati in gruppi esclusivi, secondo la risposta dolorifica, durante l’esame fisico. Con questi criteri inclusivi solo 5 studi sono inclusi nella revisione, 4 dei quali includono elementi del metodo McKenzie, tutti includono la centralizzazione (centralisation) ottenendo un valore 6, o maggiore, con i rating PEDro (suggerendo una qualità alta). 4/5 hanno trovato che un programma di esercizi, come indicato da un fisioterapista, usando la risposta sintomatica del paziente, è molto migliore che il gruppo controllo o di confronto. Gli autori notano un trend positivo, ma che pochi studi hanno indagato questo fenomeno.
Faas A, Exercises. Which ones are worth trying, for which patients, and when? Spine, 21, 24, 2874-2879, 1996 Una revisione di 11 studi randomizzati sulla terapia basata sull’esercizio. Due studi evidenziano risultati positivi per gli esercizi McKenzie, ma hanno un basso punteggio per la metodologia.
Philadelphia panel evidence-based clinical practice guidelines on selected rehabilitation interventions for low back pain. Physical Therapy 81; 1641-1674, 2001. Queste linee guida sono state sviluppate con una metodologia rigorosa e strutturata. Suggeriscono che esiste una buona evidenza per l’utilizzo di certi esercizi, compreso il metodo McKenzie, nel LBP in fase sub acuta e cronica.
Van Tulder Mw, Koes BW, Bouter LM: Conservative treatment of acute and chronic nonspecific low back pain. A systematic review of RCT of the most common interventions. Spine 22;2128-2156, 1997. Probabilmente è la revisione sistematica recente più completa nell’analisi di un ampio spettro di trattamenti. Risultati: Gli esercizi in fase acuta sono inefficaci; gli esercizi in fase cronica sono efficaci, ma senza evidenza in favore di una specifica forma di esercizio.
Van Tulder M, Malmivaara A, Esmail R, Koes B: Exercise therapy for low back pain. A systematic review within the framework of the Cochrane collaboration back review group. Spine 25;2784-2796, 2000. Revisione di 39 studi per valutare l’efficacia dell’esercizio per il mal di schiena acuto e cronico, con una specifca attenzione verso gli esercizi in flessione, in estensione e per il rafforzamento. Conclusioni come sopra: ineficcacia dell’esercizio in fase acuta, efficacia non chiara evidenza in fase cronica senza differenza tra le diverse forma di esercizio.


REVISIONI

Davies CL, Blackwood CM (2004). The centralization phenomenon: Its role in the assessment and management of low back pain. BC Med J 46.348-352. Una revisione sul valore della valutazione meccanica e la risposta sintomatica nella guida della gestione.
DiMaggio A, Mooney V: Conservative care for low back pain; what works? Journ Musculoskel Med 4:9;27-34, 1987. Una revisione della terapia conservativa e una introduzione alla prescrizione individuale di esercizi McKenzie atti ad influenzare l’origine meccanica del dolore.
* Donelson R. Evidence-based low back pain classification. Eur Med Phys 40.37-44, 2004. Una revisione della letteratura in supporto della Diagnosi e Terapia Meccanica – include il valore di un sistema di classificazione non specifica, il valore della preferenza direzionale (Directional Preference), la sua affidabilità come sistema di valutazione, e la prevalenza della centralizzazione (Centralisation) nella popolazione lombalgica.
Fast A: Low Back Disorders: Conservative management. Arch Phys med Rehabil, Vol 69;880-891, 1988. Sono descritte le principali cause del LBP, dopo rilevanti considerazioni anatomiche. L’approccio McKenzie approach è descritto come come uno dei molti strumenti di trattamento conservativo.
Frost H, Moffett J K: Physiotherapy Management of Chronic Low Back Pain. Physiotheraphy 78:10;751-754, 1992. Una revisione dei benefici psicologici e fisici del trattamento controllato attivo, che coinvolge il paziente, rispetto a modalità di approccio passive.
Huijbregts PA: Fact and fiction of Disc Reduction: A Literature Review. J Manual & Manip Therapy 6:137-143, 1998. Questa revisione esamina gli effetti della manipolazione, della trazione e degli esercizi McKenzie sulla posizione del nucleo erniato all’interno del disco. Dalla evidenza disponibile analizzata, gli autori concludono che non c’è alcuna prova che la manipolazione in rotazione sia efficace, ed anzi può causare un ulteriore spostamento; la trazione può influenzare momentaneamente lo spostamento; gli esercizi in estensione possono influenzare lo spostamento nei dischi non degenerati, ma non emergono conclusioni in merito all’effetto in dischi gegenerati o erniati.
McKenzie R A: REPEX in Acute and Subacute Low back Pain. In: Proceedings of Advances in Idiopathic Low Back Pain Symposium, Vienna, Austria, Nov 27-28, 1992. Ed Prof DDr E Ernst. Questo articolo descrive il REPEX e contiene una revisione dell’utilizzo dei movimenti passivi a fine arco e della letteratura relativa al metodo.
Mooney V: Herniated discs. In: Automated Percutaneous Lumbar Discectomy. Eds G Onik, C A Helms. San Fransisco: Radiology research and Education Foundation, 1988:53-70. Mooney analizza la patologia e la diagnosi dell’ernia del disco utilizzate per una scelta conservativa o chirurgica. Nel trattamento conservativo, sono inclusi il metodo McKenzie e gli studi che lo supportano.
* Wetzel FT, Donelson R: The role of repeated end-range/pain response assessment in the management of symptomatic lumbar discs. Spine Journal 2003; 3:146-154. Una revisione della letteratura attuale in relazione alla utilità della valutazione meccanica dinamica per la diagnosi e gestione della patologia discogenica reversibile; e l’identificazione della patologia irriversibile che potrebbe trarre beneficio dalla chirurgia.


STUDI CHE HANNO USATO I PROTOCOLLI IN FLESSIONE/ESTENSIONE “McKENZIE”

Adams N.: Psychophysiological and Neurochemical Substrates of Chronic Low Back Pain and Modulation by treatment. Physiotherapy 79:2;86 (abstract), 1993 Dopo 6 settimane di trattamento Mckenzie, con procedure in estensione, pazienti con LBP cronico hanno mostrato una riduzione del punteggio del dolore su VAS, un aumento dell’arco di movimento in estensione, un miglioramento degli esami elletromiografici, ed elevati livelli di sostanza P.
Alexander A H, Jones A M, Rosenbaum Jr D H: Nonoperative Management of Herniated Nucleus Pulposus: Patient Selection by the Extension Sign - Long-term Follow-up. Orthopaedic Review 21;181-188, 1992. Valutazione a distanza di 33/73 pazienti con erniazione acuta del disco, trattati in maniera conservativa. Coloro che non recuperavano l’estensione entro 5 giorni erano trattati chirurgicamente. La capacità di recuperare l’estensione è stato un predittore di risultato migliore rispetto a una varietà di altri segni e sintomi clinici e neurologici.
Borrows J, Herbison P: ACC chronic backs study. Report of the evaluation of four treatment programmes. Accident Rehabilitation and Compensation Insurance Corporation (ACC), New Zealand. 1994. Sono stati comparati 4 programmi di riabilitazione. Il programma residenziale McKenzie di 9 giorni, e un altro programma non residenziale (104 giorni) hanno dato risultati significativamente migliori in termini di ripresa del lavoro e di miglioramento funzionale, ad un mese di distanza.
Buswell J: Low back pain: a comparison of two treatment programmes. NZ J of Physiotherapy 13-17, August, 1982. I pazienti sono stati trattati con protocolli in flessione o in estensione; entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento significativo, senza differenza tra i due gruppi.
Cherkin DC, Deyo RA, Battie MC, Street JH, Hunt M, Barlow W, A Comparison of Physical Therapy, Chiropractic Manipulation or an educational booklet for the treatment for low back pain. NEJM 339; 1021-1029, 1998. L’approccio McKenzie e le manipolazioni chiropratiche sono ugualmente efficaci, e leggermente migliori della sola fornitura di un libro, in termini di: soddisfazione del paziente, e riduzione dei sintomi a breve termine. Le valutazioni di risultato a lungo termine erano uguali nei tre gruppi, compreso il numero delle recidive e la ricerca di assistenza. Il costo della fornitura del libro è stato nettamente più basso rispetto agli altri due interventi.
Delitto A, Cibulka M T, Erhard R E, Bowling R W, Tenhula J A: Evidence for use of an extension-mobilization category in low back syndrome: a prescriptive validation pilot study. Physical Therapy 73:4;216, 1993. Delitto propone che una strategia di trattamento basata sulla risposta dei segni e dei sintomi al movimento, può avere un risultato funzionale migliore rispetto a un trattamento non specifico. I pazienti classificati come rispondenti all’estensione migliorarono maggiormente con un programma di estensioni rispetto a un programma basato sulla flessione.
Dettori JR, Bullock SH, Sutlive TG, Franklin RJ, Patience T: The Effects of Spinal Flexion and Extension Exercises and their Associated Postures in Patients with Acute Low Back Pain. Spine 20:21;2303-2312, 1995. Nella prima settimana, entrambi i gruppi di trattamento migliorarono di più rispetto al gruppo di controllo. Dopo questo periodo, non c’è stata una differenza significativa nei tre gruppi. La guarigione di tutti i gruppi fu piuttosto rapida, ma le recidive sono risultate frequenti.
Elnaggar I M, Nordin M, Sheikhzadeh A, Parnianpour M, Kahanovitz N: Effects of Spinal Flexion and Extension Exercises on Low-Back Pain and Spinal Mobility in Chronic Mechanical Low-Back Pain Patients. Spine 16:8;967-972, 1991. Gli esercizi in flessione e in estensione hanno diminuito il livelllo del dolore ed aumentato l’ampiezza di movimento sul piano sagittale, in una popolazione di pazienti con LBP cronico, senza evidenziare una direzione preferenziale di movimento.
Erhard RE, Delitto A, Cibulka MT: Relative Effectiveness of an Extension Program and a Combined Program of Manipulation and Flexion and Extension Exercises in Patients with Acute Low Baxk Syndrome. Physical Therapy, 74:12;1093-1100, 1994. Il gruppo di manipolazione e esercizio generale ha avuto un maggior miglioramento rispetto al gruppo di estensione.
Faas A, Chavannes AW, van Ejik JTM, Gubbels JW: A Randomized, Pacebo-Controlled Trial of Exercise Therapy in Patients with Acute Low Back Pain. Spine 18:11;1388-1395,1993. Non è stata trovata nessuna differenza tra il gruppo che ha ricevuto esercizi in flessione e consigli, coloro trattati con ultrasuoni placebo, o cura tradizionale erogata dal medico di base.
Fritz JM, Delitto A, Erhard RE: Comparison of classification-based physical therapy with therapy based on clinical practice guidelines for patients with acute low back pain. A RCT. Spine 2003; 28: 1363-1372. 78 pazienti con lombalgia acuta sono stati randomizzati secondo le linee guida dell’ AHCPR o basati sulla terapia indicata dalla classificazione del clinico. I pazienti nel gruppo classificato ha avuto risultati funzionali significativamente migliori a distanza di 4 settimane, e meno assenze dal lavoro nel follow-up di un anno.
Gard G, Gille KA, Degerfeldt L: McKenzie method and functional training in back pain rehabilitation. A brief review including results from a four-week rehabilitation programme. Physical Therapy Reviews 5; 107-115, 2000. Studio non controllato su 40 pazienti trattati con McKenzie e riabilitazione funzionale; 14 non avevano dolore. 36 /40 derangements; 18 / 36 hanno mostrato centralizzazione.
Gilbert JR, Taylor DW, Hildebrand A, Evans C: Clinical Trial of Common Treatments for Low Back Pain in Family Practice. BMJ 291;791-794, 1985. Riposo a letto, esercizi in flessione con consigli, e gruppo controllo: lo stesso risultato funzionale.
Gillan MG, Ross JC, McLean IP, Porter RW. The natural history of trunk list, its associated disability and the influence of McKenzie management. Euro Spine J 7.6.480-483, 1998. Pazienti con una deviazione del tronco sono stati assegnati in maniera random al trattamento McKenzie o un trattamento non specifico. A 90 giorni il gruppo McKenzie aveva una riduzione della deviazione significativamente maggiore, ma non c’erano differenze cliniche. Deviazione e disabilità funzionale non risultavano correlate.
Kay MA, Helewa A: The effects of Maitland and McKenzie techniques in the musculoskeletal management of low back pain: A pilot study. Physical Therapy 74.5.S59 (abstract), 1994. 12 pazienti con LBP acuto assegnati in modo random ai due gruppi di trattamento. Dopo 3 settimane c’era una differenza significativa tra i due gruppi nel livello del dolore, ma non nella mobilità o disabilità. Il gruppo McKenzie migliorò di 18 punti nella VAS, il gruppo Maitland peggiorò il punteggio nella VAS di 16 punti.
*Kopp J R, Alexander A H, Turocy R H, Levrini M G, Litchman D M: The use of Lumbar Extension in the Evaluation and Treatment of Patients with Acute Herniated Nucleus Pulposus. A Preliminary Report. Clinical Orthopaedics 202:211-218, January 1986. A 67 pazienti con erniazione del disco e sintomi radicolari sono stati fatti fare esercizi in estensione. Tra coloro che sono migliorati, 34/35 (97%) recuperarono l’estensione completa. 32 sono stati operati, e di questi solo 2 (6%) riuscivano ad estendersi. La capacità di recuperare una estensione passiva completa è strettamente correlata a un buon risultato del trattamento conservativo, e questo fu raggiunto principalmente nei primi giorni. Nel 56% dei pazienti operati è stato trovato un sequestro.
*Larsen K, Weidick F, Leboeuf-Yde C: Can passive prone extensions of the back prevent back problems? A randomized, controlled intervention trial of 314 military conscripts. Spine 27 (24) 2002: 2747-2752. 314 maschi in servizio militare di leva sono stati divisi in due gruppi, in modo random: un gruppo è stato istruito a fare 15 EIL, due volte al giono, per la durata del servizio di leva (più educazione); l’altro gruppo era di controllo. 214 (68%) sono stati valutati a distanza di 1 anno: la prevalenza di LBP ad 1 anno è stata del 33% nel gruppo di studio, comparata al 51% del gruppo di controllo. Anche il numero di richieste di assistenza per LBP è stato inferiore (9% a 25%). In coloro che hanno avuto LBP a distanza di 1anno: prevalenza del 45% contro l’80%.
* Long A, Donelson R, Fung T (2004). Does it matter which exercise? A randomized control trial of exercises for low back pain. Spine 29.2593-2602. In seguito ad una valutazione meccanica tutti i pazienti che dimostravano la preferenza direzionale (Directional Preference DP) (230/312, 74%), sono stati randomizzati a ricevere l’esercizio uguale alla DP (1), l’esercizio opposto alla DP (2) o gestione basata sulla evidenza (3). Più del 30% dei gruppi 2 e 3 si sono ritirati per mancato miglioramento o peggioramento, comparato a nessuno in gruppo 1. Più del 90% del gruppo 1 riteneva che stava meglio o fosse guarito a 2 settimane, comparato a circa il 20% (gruppo 2) e circa il 40% (gruppo 3). Ci sono state ulteriore differenze significative tra i gruppi nel dolore alla schiena e alla gamba, la disabilità funzionale, la depressione e la categoria QTF.
Machado LAC, Maher CG, Herbert RD, Clare H, McAuley J (2005). The McKenzie Method for the management of acute non-specific low back pain: design of a randomised controlled trial. BMC Musculoskeletal Disorders 6: 50 Descrive il desegno di una RCT da condurre
Malmivaara A, Hakkinen U, Aro T et al: The Treatment of Acute Low Back Pain - Bed Rest, Exercises, or Ordinary Activity? New England J Med. 332:6;351-355, 1995. Il gruppo che rimasto in attività ha avuto risultati funzionali nettamente migliori rispetto a coloro a cui è stato prescritto riposo a letto, o esercizi di estensione e flessione laterale.
Nwuga G, Nwuga V: Relative therapeutic efficacy of the Williams and McKenzie protocols in back pain management. Physiotherapy Practice 1:99-105, 1985. Uno studio che ha comparato il metodo McKenzie contro il protocollo Williams: meglio l’approccio McKenzie nei pazienti con protrusione discale
Owen JE, Orpen N, Ayris K, Birch NC: Very early McKenzie protocol intervention for back pain in hospital workers. JBJS 82B.Supp III. 212 (abstract), 2000. Dopo l’istruzione/informazione data una fisioterapista addestrata in Mckenzie ai dipendenti di un ospedale: diminuzione del 52% dei giorni persi per malattia, il numero dei dipendenti assenti per LBP è diminuito del 27%, e il numero degli episodi di assenteismo per LBP e diminuito del 30%.
Petersen, Kryger, Ekdahl, Olsen, Jacobsen (2002). The effect of McKenzie therapy as compared with that of intensive strengthening training for the treatment of patients with subacute or chronic low back pain. A RCT. Spine 27.1702-1709. 260 pazienti con LBP cronico controllati a distanza di 2 e 8 mesi dopo 8 settimane di trattamento. Con analisi di intenzione a trattare, entrambi i gruppi migliorarono modestamente, il gruppo McKenzie risultò meglio a 2 mesi. I risultati sono stati migliori, e a favore più significativo del gruppo Mckenzie, tra coloro che finirono veramente il trattamento.
Ponte D J, Jensen G J, Kent B E: A Preliminary Report on the use of the McKenzie protocol versus Williams Protocol in the treatment of Low Back Pain. Journ Orthop & Sports Phys Ther, Vol 6:2;130-139., 1984 Nei pazienti con LBP, il protocollo McKenzie eè risultato superiore a quello Williams nella dimunuzione del dolore e lell’accellerare il recupero del movimento senza sintomi.
Roberts A P: The conservative treatment of low back pain. (Thesis) Nottingham 1990. Roberts ha evidenziato che, dopo 7 settimane dall’inizio del dolore, il gruppo trattato con McKenzie ha mostrato una riduzione della disabilità significativamente migliore rispetto ai pazienti trattati con FANS (Chetoprofene).
Saal JA, Saal JS: Nonoperative treatment of herniated lumbar intervertebral disc with radiculopathy. Spine 14:4;431-437. 64 pazienti con ernia del nucleo polposo, compresi casi di estrusione, sono stati trattati conservativamente con esercizi in estensione, infiltrazioni, esercizi di stabilizzazione lombare e una riattivazione generale. La maggior parte dei pazienti hanno ottenuto risultati funzionali ottimi o buoni, eccetto coloro che avevano anche una stenosi.
Schenk R: A randomised clinical trial comparing therapeutic interventions for low back pain. Proceedings McKenzie North American Conference, Orlando, Florida, June 2-4, 2000. 25 su 34 pazienti classificati come derangemet sono stati assegnati, in modo random, alla terapia Mckenzie o all mobilizzazione; differenze significative per il dolore e la funzionalità a favore del gruppo McKenzie dopo tre sedute.
*Snook SH, Webster BS, McGorry RW, Fogleman MT, McCann KB: The reduction of Chronic Nonspecific Low Back pain through the control of early Morning Lumbar Flexion. RCT. Spine 23:2601-2607, 1998. L’educazione ad evitare la flessione nelle prime ore del mattino ha prodotto una riduzione significativa nell’intensità del dolore, nella disabilità e nell’uso di farmaci. L’alto tasso di abbandoni mostra la difficoltà nel far mantenere alle persone simili modificazioni nelle stile di vita.
*Spratt KF, Weinstein JN, Lehmann TR, Woody J, Sayre H: Efficacy of Flexion and Extension Treatments Incorporating Braces for Low-Back Pain Patients with Retrodisplacement, Sponylolithesis, or Normal Sagittal Translation. Spine 18:13;1839-1849, 1993. Il miglioramento nel gruppo dell’estensione è stato significativamente migliore, indipendentemente dalla situazione radiografica, rispetto al gruppo di flessione e a quello di controllo.
*Stankovic R, Johnell O: Conservative treatment of Acute Low-Back Pain. A Prospective Randomized Trial: McKenzie Method of Treatment versus patient Education in “Mini Back School”. Spine 15:2, 1990. 100 pazienti con LBP acuto asseganti in modo random al trattamento McKenzie o alla back school; risultati significativamente migliori per il dolore, la funzionalità, l’assenza per malattia e la ricerca di assistenza nel gruppo McKenzie.
*Stankovic R, Johnell O: Conservative Treatment of Acute Low Back Pain. A 5-Year Follow-up Study of Two Methods of Treatment. Spine 20:4;469-472,1995. A distanza di 5 anni la diffrenza tra i due gruppi era molto minore; comunque; il gruppo McKenzie aveva avuto significativamente meno recidive e meno assenze per malattia.
Timm KE: A randomised-control study of active and passive treatments for chronic low back pain following L5 laminectomy. JOSPT 20:276-286, 1994. 250 pazienti post chirurgici con LBP cronico e sintomi nella coscia sono stati randomizzati a: 1) terapia fisica 2) manipolazione e mobilizzazione, 3) EIS, EIL ed esercizi di stabilizzazione, 4) esercizi in palestra e allenamento con isocinesi, 5) gruppo controllo; trattamento di 8 settimane. Nei gruppi 3 & 4 ci fu un miglioramento del 20% nella scala Oswestry e nessun cambiamento negli altri gruppi. La richiesta di nuovi trattamenti è stata dopo 91 settimane (3), 53 settimane (4), e 2-6 negli altri gruppi. Il gruppo 3 è stato il migliore per costo/efficacia.
*Udermann B, Tillotson J, Donelson R, Mayer J, Graves J. Can an educational booklet change behaviour and pain in chronic low back pain patients? ISSLS, Adelaide, April 2000. Nove mesi dopo aver letto “Prenditi Cura della Tua Schiena, è stato studiato l’81% dei 62 pazienti con LBP cronico con durata media di 10 anni. Circa il 90% stavano ancora mettendo in atto i consigli del libro (postura ede esercizi); il 60% non aveva più dolore; il 22% aveva meno dolore. L’intensità del dolore e il numero degli episodi erano migliorati in modo significativo. La maggioranza dei pazienti attribuiva il miglioramento a ciò che avevano imparato leggendo il libro.
Uderman B, Spratt K, Donelson R, Tillotson J, Mayer J, Graves J. Can an educational booklet change behavior and pain in low back pain patients? ISSLS, Edinburgh, April 2001. Il controllo effettuato dopo 18 mesi ha interessato 54 pazienti. Oltre il 90% continuava a correggere la postura e a fare gli esercizi e mostrava un mantenimento a lungo termine del miglioramento.
Underwood MR, Morgan J. The use of a back class teaching extension exercises in the treatment of acute low back pain in primary care. Family Pract 15.1.9-15, 1998. Pazienti con LBP acuto randomizzati alla valutazione/trattamento McKenzie e alla cura del MdMG: nessuna differenza significativa. Nel controllo dopo 1 anno, il gruppo McKenzie non aveva avuto recidive negli ultimi 6 mesi.
Vanharanta H, Videman T, Mooney V: Comparison of McKenzie Exercises, Back Trac and Back School in Lumbar Syndrome; Preliminary Results. Annual Meeting of International Society for the Study of the Lumbar Spine, Dallas, Texas, USA, 1986. 138 pazienti randomizzati a trattamento McKenzie, trazione, o back school; 97% del gruppo McKenzie migliorarono dopo 1 settimana in confronto al 50%, circa, degli altri due gruppi, con una differenza significativa dopo un mese.
Weller M, Brotz D, Kuker W, Dichgans J, Gotz A: Mechanical physiotherapeutic diagnosis and therapy in patients with lumbar disc disease. Aktuelle Neurologie 28;74-81, 2001. Studio non controllato su 21 pazienti con prolasso del disco confermato, trattati con movimenti attive e passivi scelti in base alla risposta sintomatica; alla dimissione, tutti i pazienti erano migliorati, e la maggioranza continuò a migliorare.
Williams M, Grant R: Effects of a McKenzie spinal therapy and rehabilitation programme: preliminary findings. The Society for Back Pain Research (UK). Annual Scientific Meeting. (Abstract), 1992. Nei pazienti con LBP cronico trattati secondo McKenzie in un programma residenziale di 2 settimane, si è ottenuto un significativo miglioramento del dolore, della funzionalità e della condizione psicologica.
Williams M M, Grant R N: A comparison of low-back and referred pain responses to end-range lumbar movement and position. Conference Proceedings of the International Society for the Study of the Lumbar Spine, Chicago, USA, May 20-24, 1992. Si evidenzia l’importanza di monitorare le modificazioni dei sintomi distali in uno studio prospettico che ha comparato due forme di esercizi ripetuti a fine arco.
Worsfold C, Langridge J, Spalding A, Mullee MA: Comparison between primary care physiotherapy education/advice clinics and traditional hospital based physiotherapy treatment: a randomised trial. Br J Gen Pract 46:165-168, 1996. I disturbi muscolo scheletrici, spinali e non, gestiti ambulatorialmente con consigli ed esercizi, inclusi quelli presi da Prenditi Cura lella Tua Schiena/Collo, sono risultati più efficaci rispetto alla fisioterapia classica in ospedale (3 sedute contro 5), e hanno ottenuto migliori risultati funzionali, anche se pochi erano significativi.


CENTRALIZZAZIONE A LIVELLO LOMBARE

*Donelson R, Murphy K, Silva G: Centralisation Phenomenon: Its usefulness in evaluating and treating referred pain. Spine 15:3, 211-213, 1990. Il fenomeno della centralizzazione è risultato un predittore affidabile di un risultato del trattamento buono o eccellente. La centralizzazione si è manifestat nell’87% dei pazienti; la centralizzazione si è manifestata nel 100%dei 59 pazienti che hanno avuto un risultato eccellente.
*Donelson R, Grant W, Kamps C, Medcalf R: Pain Response to Sagittal End-Range spinal Motion: A Prospective, Randomized Multicentered Trial. Spine 16:6S;S206-S212, 1991. Donelson ha evidenziato che il 47% dei pazienti con LBP, con o senza sintomi riferiti, ha mostrato una direzione di movimento preferenziale per il movimento a fine arco sul piano sagittale: 40% in estensione, il 7% in flessione.
*Donelson R G; Grant W D et al: Low Back and Referred Pain Response to Mechanical Lumbar Movements in the Frontal Plane. Presented at International Society for the Study of the Lumbar Spine Meeting, Heidelberg, May 12-16, 1991. La centralizzazione si ha con movimenti a fine arco sul piano frontale nella maggioranza dei pazienti che non l’hanno manifestata con movimenti sul piano sagittale.
*Long A, The Centralisation Phenomenon. Its usefulness as a predictor of outcome in conservative treatment of chronic low back pain. Spine, 20, 23, 2513-2521, 1995. Uno studio pilota che indica come la centralizzazione sia un utili predittore di risultato nei pazienti cronici. Tra coloro che centralizzarono ci fu un risultato superiore rispetto ai non centralizzati.
Karas R, McIntosh G, Hall H, Wilson L, Meles T: The Relationship Between Nonorganic Signs and Centraliazation of Symptoms in the Prediction of Return to Work for Patients with Low Back pain. Physical Therapy 77:4;354-360, 1997. L’incapacità a centrallizare indica una minore probabilità del ritorno al lavoro, indipendentemente dal punteggio della valutazione Waddell. Un punteggio elevato nel test di Waddell indica una scarsa probabilità di ritorno al lavoro, indipendentemente dalla centralizzazione dei sintomi. I punteggi Waddell sembrano essere un predittore migliore di risultato.
Lisi AJ: The centralization phenomenon in chiropractic spinal manipulation of discogenic low back pain and sciatica. J Manip & Physiol Thera 24;9, 596-602, 2001. 3 casi studio che dimostrano l’importanza della centralizzazione. 2 pazienti centralizzarono e risposero al trattamento di mobilizzazione/manipolazione; 1 paziente che periferalizzava fu operato.
*Sufka A, Hauger B, Trenary M, Bishop B, Hagen A, Lozon R, Martens B: Centralisation of Low Back Pain and Perceived Functional Outcome. JOSPT 27:205-212, 1998. Il 70% di 36 pazienti centralizzò in un periodo di 1-4 sedute. La centralizzazione fu meno frequente tra i pazienti cronici e tra coloro che avevano sintomi più distali. E’ stata associata con un miglioramento significativamente superiore almeno in uno degli strumenti di valutazione del risultato funzionale.
*Werneke M, Hart DL, Cook D: A descriptive study of the Centralisation Phenomenon. A Prospective Analysis. Spine 24.676-683, 1999. Il 31% di 289 pazienti con dolore lombare e cervicale acuto centralizzò, durante l’applicazione di movimenti ripetuti in ambulatorio, e ottenne l’abolizione dei sintomi entro 4 sedute. Il 46% evidenziò una centralizzazione pparziale o una riduzione dei sintomi entro 8 sedute (risposta parziale). Il 23% non ebbe alcun cambiamento dei sintomi (intensità e localizzazione) entro 8 sedute. Gli autori si chiedono se la risposta parziale ottenuta entro 8 sedute sia dovuta alla guarigione naturale o al programma di esercizio. Sia i centralizzati che coloro che centralizzarono parzialmente hanno evidenziato un significativo miglioramento dell’intensità del dolore e della funzione, al contrario degli altri. La valutazione iniziale della localizzazione del dolore fu affidabile.
*Werneke M, Hart DL: Centralization phenomenon as a prognostic factor for chronic pain or disability. Spine 26.758-765, 2001. In 225 pazienti con LBP acuto, durante la valutazione iniziale sono stati registrate 24 variabili psicosociali, somatiche, demografiche. I risultati ad un anno distanza sono stati predetti da altre varabili. Dopo che tutte le variabili sono state sottoposte ad analisi statistica, è emerso che solo la classificazione in base al comportamento dei sintomi (centralizzazione/centralizzazione parziale) e sintomi al di sotto del ginocchio erano predittori significativi di dolore e disabilità cronica.
*Williams M M, Hawley J A, McKenzie R A. Van Wijmen P M: A Comparison of the Effects of Two Sitting Postures on Back and Referred Pain. Spine 16:10; 1185-1191, 1991. Due gruppi di pazienti sono stati fatti sedere in lordosi o in cifosi lombare per un periodo di 24-48 ore. Il gruppo che ha mantenuto la lordosi ha ridotto significativamente il dolore alla schiena e alla coscia, centralizzando i sintomi, rispetto a coloro che hanno mantenuto la cifosi.


ANALISI DEL TRATTAMENTO E DELL’UTILIZZO DEL METODO McKENZIE

Battie MC, Cherkin DC, Dunn R, Ciol MA, Wheeler KJ: Managing Low Back Pain: Attitudes and Treatment Preferences of Physical Therapists. Physical Therapy 74. 219-226, 1994. Una inchiesta tra i fisioterapisti americani rispetto a trattamento che adottano per il LBP: il metodo McKenzie risulta quello più efficace nella gestione dei pazienti ed è molto utilizzzato per la valutazione del paziente.
Foster NE, Thompson KA, Baxter GD, Allen JM: Management of Nonspecific Low Back Pain by Physiotherapists in Britain and Ireland. A Descriptive Questionnaire of Current Clinical Practice. Spine 24.1332-1342, 1999. Il metodo McKenzie è il secondo approccio più utilizzato. Il Maitland è usato dal 59%, il McKenzie dal 47%; altri approcci erano usati meno frequentemente; sono comuni approcci combinati.
Gracey JH, McDonough SM, Baxter GD: Physiotherapy management of low back pain. A survey of current practice in Northern Ireland. Spine 27;4,406-411, 2002. Analisi della gestione di circa 1.000 pazienti da parte di 157 fisioterapisti, in un periodo di 12 mesi. McKenzie è stato utilizzato in più del 70% dei pazienti, spesso in combinazione con altri approcci. La frequenza ai corsi McKenzie varia dal 76% per la parte A al 16% della parte D.
Jackson DA: How is low back pain managed? Retrospective study of the first 200 patients with low back pain referred to a newly established community-based physiotherapy department. Physiotherapy 87;11, 573-581, 2001. L’approccio McKenzie è stato usato nel 58% dei pazienti, spesso in combinazione con altre terapie; l’elettroterapia è stata usata spesso.
Laslett M, Michaelsen DJ, Williams MM: A survey of patients suffering mechanical low back pain syndrome OR sciatica treated with the “McKenzie method”. NZ J Physiotherapy 24-32, August 1991. Una analisi retrospettiva, con questionario spedito via posta, sulla soddisfazione dei pazienti rispetto al trattamento, sulla capacità di controllare il dolore e le recidive: ha mostrato alti livelli di soddisfazione. I derangement 1 e 3 richiedono meno sedute di trattamento rispetto ai derangements 4-5-6.
McKenzie R A: Prophylaxis in Recurrent Low Back Pain. NZMedJ no 627, 89:22-23, 1979. I punti focali per l’educazione alla profilassi delle recidive del LBP sono il frequente ripristino della lordosi lombare ed evitare la flessione. McKenzie ha studiato 318 pazienti: inizio del dolore, fattori aggravanti e migliorativi, e il successo del trattamento nel ridurre nuovi episodi, come riferito dai pazienti.
Rath W W, Rath J N D, Duffy C G: A comparison of Pain Location and Duration with Treatment Outcome and frequency. Presented at first international McKenzie Conference, Newport Beach, CA, July 1989. Lo studio retrospettivo di Rath mostra che l’87% dei pazienti lombari e cervicali ha un buon risultato con il trattamento McKenzie.
Rath W, Rath JD: Outcome assessment in clinical practice. McKenzie Institute (USA) Journal 4:3;9-16, 1996. Questo studio retrospettivo mostra come i segni di interessamento neurologico, la cronicità del disturbo, la mancata centralizzazione, una valutazione meccanica inconclusiva e i psicosociali tendono ad essere associati con un risultato negativo del trattamento. Sono riportate anche la quantità di trattamento in relazione alla classificazione della Quebec Task Force, e i risultati del controllo a distanza, eseguito per telefono, rispetto alla frequenza delle recidive ed alla capacità di gestirle.
Sullivan MS, Kues JM, Mayhew TP: Treatment categories for low back pain: a methodological approach. JOSPT 24.359-364. Analisi sul comportamento dei fisioterapisti americani: erano proposte 7 diverse categorie di trattamento con il 62% di differenza. Nella scelta del trattamento. Il McKenzie è il più comunemente usato con il 21% di differenza.


STUDIE SULLE PROCEDURE DI VALUTAZIONE, TEST E TECNICHE

Axen, Rosenbaum, Robech, Wren, Leboeuf-Yde (2002). Can patient reactions to the first chiropractic treatment predict early favourable treatment outcome in persistent low back pain? J Manip Physiol Ther 25.450-454. Studio prospettico su 615 pazienti trattati con manipolazione: relazione tra la risposta al primo trattamento e il risultato finale; la risposta dei sintomi è un fattore prognostico. L’84% di coloro che ebbero una riduzione del dolore dopo la prima seduta migliorarono del tutto entro la 4° seduta, mentre solo il 30% di coloro che non ebbero una riduzione iniziale ottenne un buon risultato.
Delaney PM, Fernandez CE:Toward an evidence-based model for chiropractic education and practice. J Manip & Physio Thera 22;114-118, 1999. Questo articolo descrive le fasi della cura basata sull’evidenza: formulare un quesito; cercare nella letteratura; analizzare criticamente la letteratura; gestire il paziente di conseguenza; valutare i risultati. Come esempio di approccio critico citano Donelson (1997, vedi sotto), e concludono che il protocollo McKenzie è uno strumento utile, altamente sensibile e moderatamente specifico per la diagnosi del dolore discogenico e del’incopetenza dell’anulus.
Delaney PM, Hubka MJ: The diagnostic utility of McKenzie clinical assessment for lower back pain. J Manip & Physio Therapeutics 22; 628-630, 1999. Una revisione di Donelson (1997, vedi sotto) che ha valutato l’accuratezza della valutazione McKenzie nella diagnosi. Sensibilità e specificità per il dolore discogenico: 94% e 82%; per l’anulus incompetente: 100% e 86%. Si confronta favorevolmente con molti altri tipi di test consolidati.
Donahue MS, Riddle DL, Sullivan MS: Intertester Reliability of a Modified Version of McKenzie’ Lateral Shift Assessments Obtained on Patients with Low Back Pain. Physical Therapy 76:7;706-726, 1996. L’individuazione di uno shift laterale per mezzo dell’osservazione si è dimostrata molto inaffidabile. L’individuazione di un test di scivolamento laterale positivo, basata sulla modificazione dei sintomi del paziente, si è dimostrata alatamente affidabile.
*Donelson R, Aprill C, Medcalf R, Grant W, A prospective study of centralisation of lumbar and referred pain. A predictor of symptomatic discs and anular competence. Spine, 22, 10, 1115-1122, 1997. 63 pazienti cronici sono stati valutati meccanicamente e con discografia, i clinici non conoscevano i risultati dell’altra valutazione. La centralizzazione (74%) e la periferalizzazione (69%) erano strettamente correlate con il dolore discogenico, in confronto con nessuna modificazione dei sintomi (12%). La centralizzazione (91%) è fortemente associata con l’anulus competente, in confronto alla periferalizzazione (54%).
Fiebert I, Keller CD: Are “passive” Extension Exercises Really Passive? JOSPT 19:2;111-115, 1994. Durante la EIL si ha una attività EMG maggiore nei muscoli erettori del rachide rispetto alla posizione in piedi, alla, EIS, o alla posizione prona.
Fritz JM, Delitto A, Vignovic M, Busse RG. Interrater reliability of judgements of the centralisation phenomenon and status change during movement testing in patients with low back pain. Arch Phys Med Rehabil 81,57-61, 2000. 40 studenti e 40 fisioterapisti hanno guardato un video della valutazione di pazienti con LBP, e dovevano esprimere un giudizio sulla variazione del dolore durante i movimenti ripetuti: l’affidabilità interoperatore è stata eccellente, kappa = 0.79.
George (2002). Characteristics of patients with lower extremity symptoms treated with slump stretching: a case series. JOSPT 32.391-398. Tra 88 pazienti consecutivi con LBP ne furono identificati 6 da trattare con stiramento durale a ginocchio esteso. Quattro furono classificati come ANR.
*Kilby J, Stigant M, Roberts A: The Reliability of Back Pain Assessment by Physiotherapists, Using a ‘McKenzie Algorithm’. Physiotherapy 76:9;579-583, September 1990. Kilby presenta un algoritmo McKenzie che è risultato affidabile interoperatore ad eccezione dell’identificazione di un shift laterale o di una colonna in cifosi. presents a McKenzie algorithm which was found to be intertester reliable,
Kilpikoski S, Airaksinen O, Kankaanpaa M, Leminen P, Videman T, Alen M: Interexaminer reliability of low back pain assessment using the McKenzie method. Spine 27;8,E207-E214, 2002. 39 pazienti con LBP sono stati valutati da 2 fisioterapisti e sono state comparate, usano il valore satistito Kappa, le decisioni inerenti alla classificazione e alla gestione clinica. Il L’affidabilità è minore per l’individuazione di uno shift laterale rispetto e della presenza di una componente laterale. L’accordo sulla centralizzazione, la direzione preferenziale e la classificazione meccanica varia da buono a eccellente.
Laslett M, Williams M, The reliability of selected pain provocation tests for sacroiliac joint pathology, Spine, 19, 11, 1243-1249, 1994 Cinque test su sette sono risultati affidabili, e possono essere usati per diagnosticare un disturbo della sacroiliaca. Sono i test di distrazione, compressione, scivolamento laterale (spinta sulla coscia) e torsione pelvica destra e sinistra (test di Gaenslen).
McKenzie R A: Manual Correction of Sciatic Scoliosis. NZMedJ 484, 76:194-199, 1972. McKenzie descrive le procedure di trattamento per la riduzione manuale della scoliosi da sciatica.
McLean IP, Gillan MGC, Ross JC, Aspden RM, Porter RW: A comparison of methods for measuring trunk list. A simple plumbline is best. Spine 21:1667-1670, 1996. Tra i 3 metodi valutati, il filo a piombo è il migliore, essendo il più affidabile, il più semplice da usare, e il più accurato fino a 4 mm.
Mulvein K, Jull G: Kinematic analysis of the lumbar lateral flexion and lumbar lateral shift movement techniques. J Manual Manip Ther 3:3;104-109,1995. La procedura di scivolamento laterale in piedi produce un movimento più specifico a livello dei segmenti lombari inferiori rispetto alla flessione laterale. Al di sopra di L4 si devono usare altri movimenti di test.
Pinnington MA, Miller JS, Rose MJ, Stanley IM, Rose GM: New episodes of back pain: how many patients can be classified into McKenzie syndromes? JBJS 82B.Supp III. 211-212 (abstract), 2000. Tra 522 nuovi pazienti, 307 (58%) sono stati classificati nelle sindromi McKenzie, gli altri 215 (42%) no. Tra i due gruppi sono state evidenziate differenze significative rispetto alla durata dell’episodio, dolore, disabilità, limitazione del movimento e altre variabili.
Petersen T, Thorsen H, Manniche C, Ekdahl C: Classification of non-specific low back pain: a review of the literature on classification systems relevant to physiotherapy. Phys Ther Reviews 4:265-281, 1999. Una valutazione critica, utilizzando un approccio sistematico, di 8 sistemi di classificazione per il LBP non specifico. Sono stati esaminati diverse tipologie di validità, e a dispetto di debolezza nella affidabilità e nella validità, il sistema McKenzie è valutato come uno dei più promettenti.
*Razmjou H, Kramer JF, Yamada R: Intertester reliability of the McKenzie evaluation in assessing patients with mechanical low-back pain. JOSPT 30,368-389, 2000. Due fisioterapisti, entrambi esperti nel metodo McKenzie, hanno valutato 45 pazienti (uno osservava, l’altro valutava) e il loro accordo è stato valutato usando il Kappa statistico. L’accordo sulla sindrome è stato buono (93%), la sotto classificazione in derangement è stata eccellente (97%), la presenza di shift laterale è stata moderata (78%), la presenza di una componente laterale rilevante è stata molto buona/eccellente (98%), la presenza di deformità sul piano sagittale è stata eccellente (100%).
Riddle D L, Rothstein JM: Intertester Reliability of McKenzie’s classification of the type of the syndrome types present in patients with low back pain. Spine 18:10;1333-1344, 1993. 369 pazienti valutatai da 49 fisioterapisti con nessuno o scarso addestramento nel McKenzie. L’affidabilità interoperatore, usando la versione del metodo dell’autore, è insufficiente: l’accordo sulla classificazione dei pazienti era del 39%.
Riddle DL: Classification and Low Back Pain: A review of the literature and Critical Analysis of Selected Syndromes. Physical Therapy 78:7;708-737, 1998. Analisi critica di diversi sistemi di classificazione utilizzati nel LBP, incluso McKenzie. Mette in evidenza la forza e la debolezza di ciascuno, utilizzando una serie di criteri di valutazione.
Roach KE, Brown M, Dumigan KM, Kusek CL, Walas M: Test-retest reliability of a low back pain questionnaire. Physical Therapy 74:5,S56, 1994. La descrizione da parte dei pazienti del dolore nella gamba, generalmente, è più affidabile rispetto alla descrizione del dolore nella zona lombare. La descrizione del dolore nella schiena e nella gamba è risultata di buona affidabilità (a parte una eccezione) usando il coeficiente K.
Sallade J: Variation on Robin McKenzie’s technique for correction of lateral shift. J Orth Sports Phys Ther 8:8;417-420,1987. Gli autori presentano la loro versione di correzione dello shift laterale con il paziente appeso con le braccia ad una sbarra.
Spratt K F, Lehmann T R, Weinstein J N, Sayre H A: A New Approach to the Low-Back Physical Examination. Behavioural Assessment of Mechanical Signs. Spine 15:2, 1990. La presenza di diverse risposte comportamentali al dolore, durante l’esame fisico, può aiutare a predire i risultati del trattamento, confermare i segni fisici e confermare la diagnosi. Per alcuni test sono stati usati movimenti ripetuti. L’accordo interoperatore per la raccolta del dolore del paziente è stato quasi perfetto.
Stankovic R, Johnell O, Maly P, Willner S: Use of lumbar extension, slump test, physical and neurological examination in the evaluation of patients with suspected herniated nucleus pulposus. A prospective clinical study. Manual Therapy 4:25-32, 1999. 105 pazienti, per mezzo della TAC o RMN, sono stati diagnosticati avere: ernia del disco (52); bulging del disco (41) o nessun segno (12). Molti segni clinici e fisici non erano in grado di discriminare tra queste diagnosi. Solo 3 variabili sono risultate di utilità diagnostica: ROM in flessione, scivolamento laterale e distribuzione del dolore in risposta alla EIS. I test neurologici, la EIL (non è specificato se singola o ripetuta), e Lasegue erano tra le variabili senza capacità diagnostica discriminativa.
Tenhula JA, Rose SJ, DelittoA: Association Between Direction of lateral Shift, Movement Tests, and Side of symptoms in Patients with low Back Pain Syndrome. Physical Therapy 70:480-486, 1990. Non c’è una relazione significativa tra la localizzazione dei sintomi e la direzione della deviazione in shift. Lo shift controlaterale ha più probabilità di provocare sintomi rispetto a quello omolaterale. C’è stato un perfetto accordo nel giudicare la direzione della deviazione.
Weitz EM: The Lateral Bending Sign. Spine 6:388-397, 1981. E’ stata utilizzato un esame radiografico dinamico durante lo scivolamento laterale per localizzare la lesione discale associata con uno shift o una riduzione dello scivolamento laterale.
Williams M M, McKenzie R A, Reed R, Laslett M: Responsiveness to Change of Three Disability Assessment Instruments for Back Pain Research. Presented at International Society for the Study of the Lumbar Spine Meeting, Heidelberg, May 12-16, 1991. Williams conclude che il questionario per il dolore “Dallas” è più sensibile ai piccoli cambiamenti dei questionari Rolland and Oswestry, per i pazienti con LBP cronico.
Williams M M, Wright D G R, Mugglestone A A, Lynch G B, Spekreijse S A: Psychological distress in chronically disabled workers attending a McKenzie spinal therapy and rehabilitation programme. The New Zealand Pain Society. Annual Scientific Meeting. Conference proceedings (Abstract), 1993. Sembra che il “Distress and Risk Assessment Method (DRAM)” abbia un valore predittivo del risultato funzionale in una popolazione con disabilità cronica da mal di schiena.
Young S, Aprill C: Characteristics of a mechanical assessment for chronic lumbar facet joint pain. J Manual & Manipulative Therapy 8.78-84, 2000. I risultati delle infiltrazioni provocative (sacroiliaca, faccette e disco) comparati con la valutazione meccanica McKenzie, con i test per la sacroiliaca e per l’anca. Studio che ha coinvolto 93 pazienti cronici.


STUDI ANATOMICI, FISIOLOGICI E DEL DOLORE

Adams MA, Hutton WC. Prolapsed intervertebral disc. A hyperflexion injury. Spine 10.184-191, 1982. Esperimento su cadaveri: la iperflessione ha provocato lesione del disco con prolasso posteriore in 26 dei 61 segmenti di movimento testati.
Adams MA, Hutton WC. The effect of fatigue on the lumbar intervertebral disc. JBJS 65B.199-203, 1983. Esperimento su cadaveri che ha simulato una giornata di intensa attività in flessione. Ha provocato lesione dell’anulus, con distorsione e fissurazione delle lamelle in 23 dei 41 segmenti di movimento studiati.
Adams MA, Hutton WC. Gradual disc prolapse. Spine 10.524-531, 1985. Esperimento su cadaveri: carico compressivo e in flessione ha provocato, in 6 dischi su 52, una lesione graduale del disco iniziata con distorsione delle lamelle, fino alla erniazione del nucleo. Il più frequente meccanismo di lesione è la frattura della limitante vertebrale.
Adams MA, Dolan P. Recent advances in lumbar spinal mechanics and their clinical significance. Clin Biomech 10.3-19, 1995. Una revisione ampia sul come le strutture spinale si lesionano (oltre 200 referenze), con enfasi posta sull’importanza del carico meccanico nello sviluppo del mal di schiena. Il disco è particolarmente soggetto alla lesione per affaticamento.
Adams MA, May S, Freeman BJC, Morrison HP, Dolan P. Effects of backward bending on lumbar intervertebral discs. Relevance to therapy treatments for low back pain. Spine 25.4.431-437, 2000. Esperimento su cadaveri per misurare la distribuzione delle forze compressive all’interno del disco “degenerato”, inserendo un trasduttore. L’estensione provoca un aumento medio di tensione localizzata nella parte posteriore dell’anulus; comunque, in 7 dischi su 19, l’estensione ha determinato una riduzione dei picchi di tensione di oltre il 40%. Si ipotizza che questa riduzione sia dovuta dalla protezione alla tensione da parte dell’arco neurale nei dischi più degenerati.
Al-Obaidi S, Anthony J, Dean E, Al-Shuwai N: Cardiovascular responses to repetitive McKenzie lumbar spine exercises. Physical Therapy 81: 1524-1533, 2001. Nelle persone sane, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano eseguendo esercizi ripetuti secondo McKenzie.
Beattie PF, Brooks WM, Rothstein JM et al: Effect of Lordosis on the Position of the Nucleus Pulposus in Supine Subjects. A Study Using MRI. Spine 19:18;2096-2102, 1994. E’ stato osservato, in vivo, qualche spostamento anteriore del nucleo polposo con movimenti in estensione. I dischi degenerati si comportano diversamente rispetto a quelli non degenerati.
Boissonnault W, Di Fabio RP. Pain profiles of patients with low back pain referred to physical therapy. JOSPT 24,4,180-191, 1996 Ssono stati indagati 98 pazienti con LBP cronico in merito ai fattori aggravanti e a quelli migliorativi. Il dolore è risultato peggiorato la mattina e a fine giornata. I fattori aggravanti più comuni: posizione seduta, guidare, piegarsi in avanti e sollevare. Situazioni migliorative più comuni: posizione distesa, cambiare posizione, e camminare. Non è comune il dolore notturno rilevante.
Edmondston SJ, Song S, Bricknell RV et al: MRI evaluation of lumbar spine flexion and extension in asymptomatic individuals. Manual Therapy 5:3; 158-164, 2000. Dalla flessione all’estensione c’è uno spostamento anteriore del nucleo polposo del 6.7%. Questo è significativo a livello di L1/L2, L2/L3 e L5/S1. Lo spostamento non avviene nel 30% dei dischi.
Fennell AJ, Jones AP, Hukins DWL: Migration of the Nucleus Pulposus Within the Intervertebral Disc during Flexion and Extension of the Spine. Spine 21:23;2753-2757, 1996. In vivo, la flessione tende a provocare uno spostamento posteriore del nucleo, mentre l’estensione uno spostamento anteriore. E’ stata usata la RMN.
Harrison DD, Harrison SO, Croft AC, Harrison DE, Troyanovich SJ: Sitting biomechanics, part 1: Review of the literature / Sitting biomechanics, part 2: Optimal car driver’s seat and optimal driver’s spinal model. J Manip & Physio Therapeutics 22: 594-609, 1999 / 23:37-47, 2000. Una revione estesa della letteratura sugli effetti biomeccanici e sul comfort di diverse posizioni sedute, per identificare la postura ottimale per stare seduti e guidare. Conclude che il mantenimento della lordosi lombare, l’inclinazione dello schienale, la libertà di muoversi e una mnima traslazione anteriore della testa sono fattori associati alla riduzione delle tensioni e ai livelli di comfort.
Kuslich, S D, Ulstrom C L, Michael C J: The Tissue Origin of Low Back Pain and Sciatica: A Report of Pain Response to Tissue Stimulation During Operations on the Lumbar Spine Using Local Anasthesia. Orthop Clinics of North America 22:2;181-187, 1991.Se stimolati meccanicamente durante un intervento, la parte esterna dell’anulus, il legamento longitudinale posteriore, la limitante vertebrale, la parte anteriore della dura e le radici già traumatizzate, sono sensibili al dolore.
Magnusson M, Aleksiev AR, Spratt KF, Lakes RS, Pope MH: Hyperextension and spine height changes, Spine, 21, 22, 2670-2675, 1996 E’ stato dimostrato che l’iperestensione è un movimento positivo per scaricare la colonna dopo che è stata sollecitata, favorisce la reidratazione e, quindi, un concomitante miglioramento della nutrizione del disco.
O’Neill CW, Kurgansky ME, Derby R, Ryan DP: Disc stimulation and patterns of referred pain. Spine 27 (24) 2002:2776-2781. 25 pazienti con LBP cronico sono stati sottoposti a stimolazione intradiscale elettrotermica (IDET) per studiare la risposta sintomatica. Tutti i sintomi provocati dalla procedura erano famigliari ai pazienti: 16 hanno avuto solo dolore lombare; 6 lombare e coscia; 3 irradiato fino al polpaccio. Il dolore più riferito era correlato all’intensità della stimolazione (misurato dal livello del calore e dalla durata di applicazione) e sempre preceduti in ordine dal dolore lombare, alla coscia e infine al polpaccio.
O’Sullivan PB, Grahamslaw KM, Kendell M, Lapenskie SC, Moller NE, Richards KV: The effect of different standing and sitting postures on trunk muscle activity in a pain-free population. Spine 27;1238-1244,2002. L’attività dei muscoli del tronco è nettamente inferiore nelle posizioni rilassate da seduto e in piedi rispetto alle stesse posizioni mantenute “diritte”.
*Pynt J, Higgs J, Mackey M: Seeking the optimal posture of the seated lumbar spine. Physio Theory & Practice 17;5-21, 2001. Una revisione della letteratura sulla posizione seduta ottimale per la salute della colonna, principalmente basata su studi di cadaveri, ma anche su studi clinici. Concludono che gli argomenti a favore di una posizione in cifosi non sono sostenuti dalla letteratura; una posizione in lordosi, interotta da movimenti, è la posizione seduta ottimale e aiuta nella prevenzione del LBP.
Pynt, Higgs, Mackey (2002). Historical perspective. Milestones in the evolution of lumbar spinal postural health in searing. Spine 27.2180-2189. Revisione storica delle posizioni sedute del passato, con analisi di ciò che attualmente si ritiene una buona postura con un approccio basato sull’evidenza: mantenere la lordosi e interruzione della posizione seduta statica.
Reddeck T: An evaluation of the McKenzie regimen - validity of the disc model. Proceedings 10th Biennial Conference of Manipulative Physiotherapists Association of Australia. November 26-29, Melbourne, Australia, 1997. Questo articolo studia il disco come fonte di dolore, il ruolo delle fissurazioni dell’anulus e dello spostamento come meccanismo di produzione del dolore. Inoltre, studia la relazione tra il grado di patologia del disco e l’estensione dei sintomi.
Schnebel BE, Simmons JW, Chowing J, Davidson R: A digitizing technique for the study of movement of intradiscal dye in response to flexion and extension of the lumbar spine. Spine 13:3;309-312. Nel disco normale, il nucleo si muove anteriormente con l’estensione e posteriormente con la flessione, comunque, nei dischi degenerati questi movimenti sono meno predittibili.
Schnebel B E, Watkins R G, Dillin W: The Role of Spinal Flexion and Extension in Changing Nerve Root Compression in Disc Herniations. Spine 14:8;835-837, 1989. Usando modelli di ernia discale su cadaveri, Schnebel ha dimostrato che la flessione aumenta la tensione sulla radice di L5 mentre l’estensione la diminuisce.
Shepherd J: In vitro study of segmental motion in the lumbar spine. JBJS 77B: S2,161, 1995. Generalmente, il materiale intradiscale si muove in avanti con l’estensione e posteriormente con la flessione. Il grado di spostamento varia nei diversi reperti.
Van Deursen LLJM, Snijders CJ, Patijn J: Influence of daily life activities on pain in patients with low back pain. J Orthopaedic Med 24 (3) 2002:74-76. Quattro MdMG hanno chiesto a 100 pazienti il comportamento dei sintomi durante 9 diverse attività/posizioni; il paziente doveva rispondere si o no. Il dolore è stato riferito a: seduto 85%; flessione parziale 78%; in piedi 73%; seduto-in piedi 70%; camminando piano 66%; flessione completa 60%; disteso 47%; camminando 23%; andando in bicicletta 15%.
Vanharanta H, Ohnmeiss D, Rashbaum R et al: Effect of Repeated Trunk Extension and Flexion Movements as seen by CT/Discography. Orthopaedic Transactions 12:3; 650-651, 1988. Non si è osservato nessun cambiamento di posizione del nucleo dopo flessione o estensione.
DESCRIZIONE DELL’APPROCCIO McKENZIE

DiMaggio A, Mooney V: The McKenzie Program: Exercise effective against back pain. Journ Musculoskel Med 4:12;63-74, 1987. Glia autori danno una descrizione del protocollo di valutazione e trattamento McKenzie, riportando anche il razionale.
Donelson R: The McKenzie approach to Evaluating and Treating low back pain. Orthopaedic Review, Vol XIX, No 8, August 1990. Donelson presenta una descrizione dell’approccio McKenzie al trattamento del LBP.
Donelson R G, McKenzie R: Mechanical Assessment and Treatment of Spinal pain. In: The Adult Spine: Principles and Practice. Editor-in-Chief J W Frymoyer. New York:Raven Press Ltd 1991. Vol Two, Chapter 76:1627-1639. Una presentazione della filosofia di valutazione e trattamento McKenzie con la presentazione della ricerca rilevante per questo metodo.
Donelson R G: Identifying appropriate exercises for your low back pain patient. Journ Musculoskel Med, pp 14-29, December 1991. Donelson presenta l’approccio Mckenzie e descrive i risultati clinici ottenuti.
Grant R N, McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for the Cervical and Thoracic Spines. In: Clinics in Physical Therapy series: Physical Therapy of the Cervical and Thoracic spine, 2nd ed. Ed Prof Ruth Grant, University of South Australia. Una presentazione dell’approccio McKenzie con specicifico riferimento alla colonna toracica e cervicale.
Hazard RG, McKenzie RA, Mooney V: Helping your back pain patients make the most of spinal motion. J Musculoskel Med pp24-35, January 1994. Presentazione dei benefici dell’attività in confronto al riposo. Comprende esercizi in estensione attivi e il movimento passivo continuo ottenuto da distesi con il Repex o da seduti con il BackCycler.
Holdom A. The use of McKenzie approach to treat back pain. Br J Ther & Rehab. 3.1.7-10, 1996. Presentazione della diagnosi meccanica, centralizzazione, progressione delle forze ed efficacia dell’approccio nell’offrire l’auto gestione.
Hyman MH, Jacob G, Lin K, Mooney V.Primary care update: brief summaries for clinic. Mechanical diagnosis and therapy: the McKenzie approach to spinal complaints. Consultant 39.7.2115-6, 1999. Presentazione.
May S, McKenzie RA (2002). Mechanical diagnosis and therapy for the cervical and thoracic spine. In: Grant R (Ed), Physical Therapy of the Cervical and Thoracic Spine(3rd ed), Churchill Livingstone, New York.
McKenzie R A: Treat Your Own Back. Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1981. Una presentazione di base delle possibilità di auto trattamento del LBP per le personi comuni.
McKenzie R A: Treat Your Own Neck. Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1983. Una presentazione di base delle possibilità di auto trattamento del dolore cervicale per le personi comuni.
McKenzie R A: The Lumbar Spine. Mechanical Diagnosis and Therapy. First Edition, Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1981. Una descrizione della filosofia McKenzie rispetto alla valutazione, trattamento e profilassi per il LBP..
McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for Low Back Pain: Towards a better understanding. In: Clinics in Physical Therapy. Physical Therapy of the Low Back, p157. Ed LT Twomey and JR Taylor. Churchill Livingstone, 1987. McKenzie sfida i fisioterapisti a guardare criticamente alla storia della terapia manipolativa, ad imparare da essa, e ad adottare un approccio più razionale e organico alla terapia meccanica.
McKenzie R A: The Cervical and Thoracic Spine. Mechanical Diagnosis and Therapy. First Edition, Spinal Publications (N.Z.) Ltd, Waikanae, New Zealand, 1990. Una revisione ed un aggiornamento del metodo Mckenzie di diagnosi e terapia meccanica, con specifico riguardo alla colonna cervicale e toracica.
McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for Low Back Pain: Towards a better Understanding. In: The Lumbar Spine. Eds James Weinstein and Sam Weisel. Philadelphia: W B Saunders Company, 1990, Chapter 16, pp 792-805. McKenzie presenta il suo sistema di classificazione ed enfatizza la necessità dell’auto trattamento.
McKenzie R A: A Physical Therapy Perspective on Acute Spinal Disorders. In; Contemporary Conservative Care for Painful Spinal Disorders: Concepts, Diagnosis and Treatment. Ed T G Mayer, V Mooney, R J Gatchel. Malvern, PA: Lea & Febiger, 1991, pp 211-220. McKenzie confronta il suo sistema di classificazione con i criteri della Quebec task Force.
McKenzie R A: Spinal Assessment and Therapy Based on the Behaviour of Pain and Mechanical Response to Dynamic and Static Loading. In: Proceedings of Advances in Idiopathic Low Back Pain Symposium, Vienna, Austria, Nov 27-28, 1992. Ed Prof DDr E Ernst. Una revisione dei concetti della Quebec Task Force findings e del sistema di classificazione, che comprende anche una introduzione all’uso del REPEX per facilitare il processo di trattamento.
McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for Disorders of the Lower Back. In:Clinics in Physical Therapy. Physical Therapy of the Low back. 2nd ed. Eds L T Twomey and J R Taylor. Churchill Livingstone. 1994
Mooney V. Treating low back pain with exercise: the McKenzie approach. J Musculo Med 12.12.24-6,28,33-36, 1995. Presentazione.
Moss JR (1994). Cervical and lumbar pain syndromes. In: Boyling JD, Palastanga N (Eds), Grieve’s Modern Manual Therapy, Churchill Livingstone, Edinburgh.
Poulter D C, McKenzie R A: The Management of Work Related Back Pain. In: Patient Management. Auckland NZ: Adis International Medical Publishers. Gli autori descrivono le comuni cause di LBP sul posto di lavoro. Presentano la guarigione dei tessuti e suggeriscono esercizi di auto trattamento che possono essere applicati sul posto di lavoro per prevenire le recidive.
Robinson MG (1994). The McKenzie method of spinal pain management. In: Boyling JD, Palastanga N (Eds), Grieve’s Modern Manual Therapy, Churchill Livingstone, Edinburgh.
Ross J: Management of the lateral shift of the lumbar spine. Manual Therapy 3;62-66, 1998. Descrizione dei meccanismi che causano lo shift laterale e delle procedure per la correzione.
Stevens B J, McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Self Treatment of the Cervical Spine. Clinics in Physical Therapy, Vol 17: Physical Therapy of the Cervical and Thoracic spine, ed Ruth Grant. Churchill Livingstone Inc, 1988. Una presentazione delle sindromi meccaniche McKenzie, della valutazione del paziente, della progressione del trattamento, e della profilassi a livello della colonna cervicale.
Taylor MD. The McKenzie method: a general practice interpretation. The lumbar spine. Aust Fam Phys 25.2.189-201, 1996. Presentazione della diagnosi e terapia meccanica in cui gli autori propongono una definizione alternativa delle sindromi meccaniche: trauma incipiente (postura); trauma in guarigione (derangement); trauma guarito (disfunzione).
ARTICOLI DI DISCUSSIONE

Jacob G:The McKenzie Protocol and the Demands of Rehabilitation. California Chiropractic Association Journal 16:10, October 1991 Jacob paragona l’approccio McKenzie con la chiropratica, affermando che il movimento è la chiave della diminuzione del dolore, sia usando le forze generate dal paziente che quelle generate dal clinico, quando richiesto.
Jacob G: Specific application of movement and positioning technique to the lumbar spine, considering theoretical formulation and therapeutic application. Today’s Chiropractic, Part I, Vol 18, No 6; Part II, Vol 19, No 1, 1989-90. E’ esposto il razionale dele procedure in flessione, ma non si è riusciti ad esplorare adeguatamente la relazione del comportamento del dolore con il movimento e le posizioni della colonna lombare.
Jacob G: Spinal therapeutics based on responses to loading. 4th McKenzie Institute International Conference, Cambridge, 16-17 September, 1995; Discussione in merito alle risposte sintomatiche e meccaniche alle diverse strategie di carico.
McKenzie R: A Perspective on Manipulative Therapy. Physiotherapy 75:8, 1989, pp 440-444. McKenzie presenta una analisi della terapia manipolativa della colonna e suggerisce che le forze generate dal clinico sono indicate solo quando si sono esaurite quelle generate dal paziente.
Mooney V: Reducing Subacute and Chronic Low back disability. Guest editorial in Orthopaedic Review, Vol XIX, No 8, August 1990. Mooney conclude che la partecipazione attiva del paziente, l’intervento precoce, la valutazione della funzionalità, ma non del dolore, assicurano buoni risultati nel trattamento del LBP.
Watson G: Neuromusculoskeletal physiotherapy: Encouraging self-management. Physiotherapy 82:6;352-357. Watson suggerisce che i fisioterapisti dovrebbero promuovere una alleanza terapeutica con il paziente per favorire l’auto gestione: un approccio che è efficiente, aumenta la pertecipazione del paziente e aiuta a prevenire le recidive.



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